Oscar per il Documentario 2008 a "Taxi to the Dark side" di Alex Gibney
Dopo la presentazione di Standard Operating Procedure di Errol Morris alla 58a Berlinale, i riflettori tornano subito a essere puntati sull'utilizzo della tortura nella "Guerra al terrorismo" dell'amministrazione Bush jr. Nella notte del trionfo dei fratelli Joel e Ethan Coen con Non è un paese per vecchi, l'Oscar per il miglior documentario è infatti andato a Taxi to the other side di Alex Gibney, già autore di Enron- l'economia della truffa, superando nelle preferenze anche il più famoso Sicko di Michael Moore. Prendendo spunto dalla morte di un autista di taxi afgano detenuto nella base americana di Bagram, il filmè un'indagine sugli abusi e le torture praticate dall'esercito degli Stati Uniti nei confronti delle persone sospettate di terrorismo, in barba alla Convenzione di Ginevra.
Berlinale 2008. Gran premio della giuria a "Standard Operating Procedure" di Errol Morris
Articolo di Silvia Nugara pubblicato su Cinema.it il 15.02.2008
S.O.P. (Standard Operating Procedure) è la sigla che è stata utilizzata dalla corte marziale per classificare alcuni degli atti ritratti nelle foto del carcere di Abu G... (Continua)
A 40 anni dal 1968 l’America e Spielberg ricordano la contestazione e i Chicago 7
Nell’anno in cui si festeggiano i 40 anni del 1968, due film americani tornano sugli anni della contestazione e in particolare sui disordini di Chicago. Quell’anno infatti migliaia di manifestanti irruppero nella Convention annuale del Partito Democratico per manifestare contro la Guerra in Vietnam, scatenando una guerriglia contro la polizia che provocò grande scalpore, alcuni feriti e una repressione senza precedenti. Sette di essi, i famosi Chicago 7, vennero in seguito giudicati in un processo ultra- mediatizzato in cui furono chiamati a testimoniare figure fondamentali della controcultura americana, come Norman Mailer, Jesse Jackson e Timothy Leary, e che segnò un punto fondamentale della generazione della contestazione negli Stati Uniti.
Il primo è Chicago 10, originalissimo “documentario di animazione” che si basa sugli atti del processo fondendo materiale d’archivio e le voci di attori come Nick Nolte e Mark Ruffalo, con uno stile grafico che ricorda vagamente quello utilizzato in A scanner darkly e Waking Life di Richard Linklater. Realizzato da Brett Morgen, già candidato all’Oscar per il documentario nel 1999 con On the ropes, il film è stato presentato al Sundance e a Locarno nel 2007.
L’altro progetto è capitanato nientemeno che da Steven Spielberg che produrrà e dirigerà The Trial of the Chicago 7, film di fiction ispirato a quei fatti e per il quale pare siano già stati reclutati attori del calibro di Philip Seymour Hoffman, Sacha Baron Cohen, Will Smith e Kevin Spacey.
Guida al download responsabile #7: "The Fog of War" di Errol Morris
Stavolta si tratta di un download totalmente legale e ai limiti dell'inesistente concetto di "imperdibile". All'indirizzo http://best.online.docus.googlepages.com/ è infatti possibile scaricare, tra gli altri, il film The Fog of War... (Continua)
Guida al download responsabile #6: "Hearts and Minds" di Peter Davis

Michael Moore lo ha definito il suo documentario preferito, forse il suo film più amato in assoluto. Hearts and Minds (112 minuti), il documentario capolavoro sul Vietnam di Peter Davis, uscì nel 1974 in un'America ancora divisa in due. Ostacolato dall'esercito americano e dai suoi generali che tentarono in mille modi di ritardarne l'uscita con azioni legali, venne immediatamente osannato dal fronte pacifista. Attraverso interviste sorprendenti e abbondante materiale d'archivio, il film esplora non solo le ragioni dei pacifisti ma tenta di dare la parola anche ai Vietnamiti stessi, analizzando insieme anche le ragioni razziste e quasi messianiche degli alti respomsabili dell'esercito americano nel conflitto. Presentato al Festival di Cannes e vincitore dell'Oscar per il miglior documentario, oggi va guardato non solo come un documento d'epoca ma come un'opera di analisi documentaria pionieristica. Come accade con i film di difficile reperibilità, la soluzione per procurarselo è il download oppure l'acquisto della (sontuosa ma piuttosto cara) edizione in dvd della Criterion Collection.
Recensione: "Occupation Dreamland" di Ian Olds, Garrett Scott
Trama: Autunno 2003: poco prima della grande rivolta di Fallouja, la vita quotidiana di un contingente di truppe americane inviate in Iraq con il compito di distendere i rapporti con la popolazione locale e al contempo di mantenere l’ordine. Tra perquisizioni, morte sul lavoro, bombardamenti e la crescente ostilità degli iracheni nei confronti dei “liberatori”.
Recensione: La recente guerra in Irak sta passando alla storia per essere, tra i grandi conflitti che negli ultimi decenni hanno coinvolto potenze occidentali, quello nel quale la copertura mediatica è stata forse più bassa e meno libera da condizionamenti militari e politici. Scoraggiati dai rapimenti e dagli attentati quasi quotidiani, ma anche dall’atteggiamento oscurantista nei confronti della stampa dei vertici militari americani, i giornalisti hanno a poco a poco abbandonato l’Irak, lasciando al pubblico mondiale un’informazione fatta in larga parte da notizie direttamente divulgate dall’esercito statunitense.
Non è quindi un’occasione da poco quella capitata (o guadagnata) dai registi Garrett Scott e Ian Olds, che nel 2003 hanno ricevuto l’autorizzazione a filmare e seguire 24 ore su 24, durante sei settimane, gli spostamenti e l’attività dell’ 82nd Airborne, una divisione di Marines incaricata di vegliare sulla città di Fallouja.
I due registi si sono mossi insieme ai soldati, seguendoli nel vivo delle operazioni di pattugliamento e perquisizione, utilizzando spesso immagini notturne filmate con i visori speciali a tinte verdi che riproducono direttamente la visuale dei militari. L’obiettivo, in buona parte riuscito, era quello di captare gli umori dei militari nei confronti della guerra in Irak pur senza mai sollecitarli direttamente, ma aspettando che questi si manifestassero come risultato della tensione e della paura accumulata. Al contempo i due autori (anche montatori) hanno cercato anche di rendere conto del punto di vista degli “occupati”, spesso fatalmente inconciliabile con quello americano.
Col passare del tempo crollano sullo schermo le certezze dei soldati e ad esso si sovrappone un senso di incertezza e ostilità: la missione si trasforma sempre di più in un incarico disperato, tanto che, prima che giungano i titoli di coda, si percepiscono chiaramente i motivi che avrebbero portato, qualche mese dopo la fine delle riprese, alla brutale violenza utilizzata dagli americani per piegare la strenua resistenza irachena nella città.
Ma se il coraggio di entrare in prima persona nell’agone del conflitto da parte dei registi non può essere negato, è altresì vero che dal punto di vista della scelta politica questi ultimi si mantengono, con discrezione forse eccessiva, al di sopra delle parti, limitandosi a registrare i malumori e le opinioni di soldati dal diverso orientamento, magari analizzando i motivi che li hanno spinti all’arruolamento (mancanza di alternative, frustrazione artistica, necessità economica etc). Pur senza un coraggio politico particolare Occupation: Dreamland è un film che rivela con ammirevole efficacia soprattutto il lato umano, e dunque spesso contraddittorio, dei soldati americani impegnati in Irak, talora pronti a dichiarazioni di grande apertura e senso critico ma spesso incuranti delle altrui sofferenze, come nella splendida scena in cui, durante l’irruzione in una casa irachena, i soldati discutono di argomenti futili mentre donne e bambini li osservano terrorizzati e senza capirne la lingua. E fra tutti i personaggi messi in scena merita una menzione il sergente Chris Corcione, ex chitarrista in una band di death metal del North Carolina e capo del suo battaglione, al quale intima di non pronunciare alcun commento negativo su Bush davanti alle telecamere. Arruolatosi per sfuggire alla routine quotidiana, con il suo umorismo grossolano e volgare sulla guerra è la rappresentazione dell’incapacità americana di capire davvero gli iracheni, ma è anche un elemento necessario per allentare il nervosismo altrimenti insopportabile dei soldati.
Sito ufficiale del film: www.occupationdreamland.com/
Curiosità: Il regista e produttore Garett Scott è tragicamente morto lo scorso marzo all’età di 37 anni. Appena pochi giorni dopo la sua morte, Occupation: Dreamland ha ottenuto il premio “Truer than fiction” (“Più vero della finzione”) agli Independent Spirit Awards di Santa Monica
Why we fight
Erano gli anni della Seconda Guerra mondiale quando il dipartimento di stato degli Stati Uniti commissionò a Frank Capra una serie di documentari aventi come obiettivo quello di convincere un paese per buona parte isolazionista della necessit&... (Continua)






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