Recensione di "Il futuro non è scritto - Joe Strummer" di Julien Temple
Articolo pubblicato su cinema.it il 29.02.2008
Trama: Documentario sulla vita e la musica di Joe Strummer (1952- 2002) , storica voce della band inglese The Clash ma anche di 101ers e più recentemente The Mescaleros e (per breve tempo) The Pogues. Attraverso filmati d’archivio e testimonianze di oggi, gli amici di una vita e i suoi discepoli spirituali, celebri e meno celebri, rievocano la figura di uno dei più grandi rivoluzionari del rock.
Recensione:Più che un documentario Joe Strummer- il futuro non è scritto è un atto di riconoscenza e di affetto viscerale di due generazioni di musicisti, amici e semplici fans. Un’ appassionanta, ricchissima rievocazione ai limiti dell’agiografia concepita e orchestrata da Julien Temple, documentarista inglese già autore nel 1980 del celebre The Great Rock’n Roll Swindle, epocale mockumentary che raccontava l’ascesa dei Sex Pistols dal punto di vista del loro ex-manager Malcolm McLaren.
Girato con tutto l’amore del fan devoto, il documentario di Temple raccoglie le testimonianze di moltissimi ex-compagni di strada e ammiratori di Joe Strummer, figlio di diplomatici con un infanzia da girovago al seguito della famiglia in Egitto, Turchia e Messico, divenuto rockstar o meglio “Punk Rock Warlord”, come egli stesso voleva essere ricordato. Una celebrazione cui non hanno voluto mancare gli ex membri delle sue varie band ma anche i fan della prima ora divenuti celebri, come Johnny Deep, Jim Jarmusch o Bono degli U2. Mescolando alle interviste moltissimo materiale d’archivio (si va dalle pagelle scolastiche alle locandine dei primi concerti, passando dai filmati familiari alle interviste d’epoca), utilizzando anche la voce off dello stesso Strummer, Temple ne ha ricostruito tutta la sua parabola: l'infanzia, i tempi della Art School e delle occupazioni di case, gli esordi con i 101ers, la scena Punk Rock londinese, fino agli ultimi concerti con The Mescaleros.
Così facendo ha costruito un omaggio incondizionato a una figura a lui coetanea e di cui tutti gli intervenenti sembrano rimpiangere la personalità, la capacità di giocare con le influenze musicali (i ritmi dub e reggae, in primis) e l’impegno politico che segnò un’intera generazione.
Osservando infatti i vecchi amici di Strummer seduti intorno a un falò che ne rievocano le gesta e ne eseguono le canzoni, emerge in un certo senso il fallimento della generazione del "Combat Rock", travolta da una mercificazione della musica che ne ha stravolto lo spirito originale. Molti dei “sopravvissuti” hanno approfittato di questa mercificazione mentre altri, rifiutandola, sono stati emarginati di fatto dall’establishment musicale, come è il caso di molti compagni di Strummer intervistati nel film.
Ed è a questi ultimi che sembra andare la simpatia di Temple, punk-rocker 50enne rimasto, almeno così pare, fedele agli ideali musicali di gioventù.
Curiosità: Quello di Temple non é l'unico documentario dedicato alla figura di Joe Strummer: in Let's Rock Again! (2004) il regista Dick Rude raccontava la tournée di Strummer con i Mescaleros mentre dovrebbe uscire quest'anno un documentario sulle battaglie politiche di Strummer, prodotto da Tim Robbins e ispirato al libro Let Fury Have The Hour di Antonino D'Ambrosio.






Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@