Documentari al 25° Torino Film Festival: “Noi dobbiamo deciderci” di D’Agostino & Lavorato e “L’esame di Xhodi” dei fratelli De Serio
La 25° edizione del Torino Film Festival ha presentato nel concorso Italiana.Doc due opere che confermano due tendenze del cinema documentario italiano: una vocazione politica molto forte e la tendenza a curare la regìa in coppia o addirittura in tre o in quattro persone. Si tratta di L’esame di Xhodi dei gemelli Gianluca e Massimiliano De Serio, già vincitori del Nastro D’Argento e di Noi dobbiamo deciderci della coppia Felice D’Agostino e Arturo Lavorato, già premiati a Torino nel 2005 e a Bellaria nel 2006 con Il canto dei nuovi emigranti.
Il film dei De Serio racconta alcune storie nella Tirana di oggi, soprattutto giovani aspiranti artisti: scultori, cantanti e musicisti come la piccola pianista Xhodi che dà il titolo al film. Fa da filo conduttore a queste vicende la visita a Tirana di George W.Bush, visita che non viene mai mostrata direttamente ma solo evocata da giornali e spezzoni radio. Ne emerge un certo ritratto della capitale dell’ Albania, grande “dimenticata”d’Europa e per questo tanto più interessante da vedere attraverso gli occhi delle giovani generazioni.
Più complesso e formalmente più spurìo il film di Lavorato- D’Agostino, incentrato sulle alluvioni che colpirono il territorio di Vibo Valentia, in Calabria, il 3 luglio 2006, pochi giorni prima della vittoria della nazionale italiana alla Coppa del mondo di calcio. Più che la catastrofe naturale, il film segue le proteste dei cittadini e dei comitati civici di Vibo e dintorni nel tentativo di ottenere dal governo i giusti risarcimenti e, soprattutto, la dovuta attenzione politica per una regione in difficoltà. I due registi hanno seguito gli incontri dei comitati, hanno documentato i danni e mostrato i discorsi ufficiali di Prodi, del sindaco di Vibo e del vice- presidente della Regione Calabria Adamo, montandoli con le musiche dissonanti e jazz, tra gli altri, di Charles Mingus.
Con materiale diverso e con sottotitoli espliciti che utilizzano parole come “Infamia”, “degrado”, “abbandono”, hanno cercato di raccontare anche il malcostume edilizio, televisivo e politico della Calabria e dell’Italia. Noi dobbiamo deciderci è soprattutto un “film- manifesto” che contiene una lettera aperta al governo Prodi che sembra, per termini usati e contenuti, un invito alla rivolta concepito in un tempo passato, ma che contiene soprattutto una denuncia dell’abbandono della Calabria da parte dello Stato.
L’unico problema: la visibilità. Al festival entrambi i film hanno avuto tre proiezioni, alcune peraltro quasi deserte. Chi li vedrà adesso?





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