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Guida al download responsabile #4: "General Idi Amin Dada: Autoportrait" di Barbet Schroeder

03/03/2007 | postato da: federicof | Commenti 3

Il pretesto per ripescare questo documentario è ovviamente l’uscita in sala di L’ultimo re di Scozia di Kevin MacDonald nonché l’Oscar al miglior attore ottenuto da Forest Whitaker per la sua interpretazione dell’ex dittatore ugandese Idi Amin “Dada”. (Per la recensione del film si veda http://cinema.dada.net/primevisioni/artI4009.html). Nel 1974, grazie a una produzione francese, il regista tedesco (e giramondo) Barbet Schroeder, insieme a una troupe composta tra l’altro dal grande direttore della fotografia spagnolo Nestor Almendros, partì per l’Uganda per intervistare l’allora dittatore Amin”, passato poi alla storia come uno dei più sanguinari capi di stato africani.

Il titolo originale Général Idi Amin Dada: Autoportrait spiega chiaramente l’impostazione del film, tutto costruito sulle dichiarazioni spontanee del leader ugandese, sorta di messìa africano auto- proclamato, grande nemico di Israele e  sistematico esecutore dei suoi oppositori interni. Amin ha campo libero, spazia dai consigli di lettura (consiglia, ad esempio, I protocolli dei savi di Sion), alle teorie sulla “terza via” africana, dispensando teorie politiche sull’Africa e profezie magiche sul giorno della sua morte. Il contraddittorio è praticamente assente e lo sguardo critico dell’autore si concentra nelle sequenze di repertorio dove una voce off riassume i principali crimini del regime, chiarendo così, casomai ce ne fosse stato bisogno, quale sia il senso (o meglio il non- sense) dell’ Amin- pensiero. Persino la colonna sonora è attribuita a Idi Amin, quasi a volerne deridere ma al contempo sottolineare, il suo senso di onnipotenza.

A rivederlo oggi si potrebbe dire che è un film che chiude la stagione del “revival africano” e del rinnovato interesse occidentale (specie dei cineasti di sinistra) per il risveglio del continente, lasciando intravedere palesi segni di fallimento e di derive autoritarie.  L’estetica ricorda ancora un certo cinema militante (africano ma anche sudamericano) ma tutto il film tende, come è inevitabile, a sottolineare la grottesca mostruosità di Amin, leader gigantesco e spiritoso capace di battute fulminante e di propositi guerreschi, razzisti o addirittura di sterminio. Un contrasto tipico dei grandi dittatori, sospesi tra l’onnipotenza e lo squallore dei propri ristretti circoli del potere. Come in una delle scene più significative ed esilaranti del film, nella quale il gigantesco Amin sfida a una gara di nuoto alcuni suoi collaboratori. Con bracciate goffe ma potentissime e frenetiche,  invadendo la corsia degli avversari, Amin arriva ovviamente per primo al traguardo, ricevendo il plauso dei suoi avversari. Su eMule il film è praticamente introvabile ma per gli spettatori meno schizzinosi, su Google video è possibile addirittura vederlo per intero, in qualità mediocre ma in fondo accettabile. Digitate "general idi amin". 


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