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Recensione: Maradona by Kusturica: un'occasione persa?

14/06/2008 | postato da: federicof | Commenti 0

Trama: Per oltre due anni il regista Emir Kusturica ha studiato, seguito e intervistato Diego Armando Maradona, figura leggendaria del calcio mondiale e tra i pochissimi ad assurgere a ruolo di quasi-divinità ancora in vita.
Recensione:
C’era moltissima attesa intorno al documentario che da almeno due anni Emir Kusturica stava preparando su Maradona. Infiniti rimandi (dovuti anche alla salute traballante di Diego), dubbi sulla reale consistenza del progetto e altre voci di corridoio hanno ulteriormente alimentato un’attesa che la statura dei due protagonisti ha contribuito a rendere quasi spasmodica. Forse per questo le reazioni all’uscita del film sono state generalmente di grande delusione. Ma si sa che è ingiusto valutare un film dalle aspettative createsi intorno ad esso.
C’è sicuramente una massiccia dose di narcisismo nell’operazione del regista, che seguendo da vicino Maradona, ha voluto più o meno consciamente accostarsi a quest’ultimo, sorta di sintesi di sportivo, rockstar e semi-dio. Spesso è la stessa voce di Kusturica a suggerire in voce off paralleli tra i suoi film e la vita dell’ex giocatore di Napoli, Boca Juniors e Barcellona. È interessante, ad esempio, la riflessione sull’estrema nobiltà dei poveri che il regista ha raccontato in Ti ricordi di Dolly Bell? e che egli ritrova nella baraccopoli di Villa Fiorito, il quartiere dove è cresciuto Maradona. Peccato che il documentario si riduca spesso a una confusa dichiarazione di amore in cui emerge una certa pedanteria intellettuale dell’autore (da brividi le considerazioni su Freud e Jung) e forse persino una mancanza di fantasia nel raccontare il personaggio Diego Armando. Quasi che l’ammirazione spassionata e la lunghezza dei tempi di lavorazione avessero soffocato l’inventiva del regista
Si tratta certo di un atto di amore di un artista straordinario a una figura irripetibile del nostro tempo: un film ai limiti dell’agiografia di un contro-santo che è di per sé interessante. Non mancano quindi momenti comici e commoventi, come quando Maradona ripercorre la sua vita da tossicodipendente, quando assistiamo agli incredibili riti della Chiesa Maradoniana o quando il Nostro incontra Castro o Chavez. Ma rimane il senso di un’operazione un po’ troppo narcisistica che oltretutto aggiunge poco a quel che si conosceva del protagonista. Non si poteva chiedere al regista di Gatto nero, gatto bianco un racconto lineare. Ma è certo che alla fine del film si avverte, anche per chi conosce bene la biografia di Maradona, la necessità di ricostruirne la vita secondo un ordine cronologico che ne chiarisca meglio le diverse fasi della vita che nel documentario appaiono incomprensibilmente confuse e sovrapposte. In fondo la sua biografia di bambino povero divenuto idolo, affossato da scandali e droga, passato vicfino alla morte e infine “rinato” come figura carismatica e politica, aveva già un andamento drammatico perfettamente narrativo.
Curiosità: Discutibili ma da segnalare gli intermezzi del documentario in cui, ai gol di Maradona, sono alternate breve sequenze animate in cui il calciatore si fa beffe di figure politiche come la Thatcher, Reagan, Carlo d’Inghilterra e George W.Bush, sotto la musica (un po’ripetitiva) di God Save The Queen dei Sex Pistols.


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