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Archivio Gennaio 2007

Guida al download responsabile #3: "Sobibor" di Claude Lanzmann

28/01/2007 | postato da: federicof | Commenti 3

Se scaricare alcuni film da internet costituisce un piccolo reato, azione ben più grave è  non vedere opere che difficilmente uno potrebbe procurarsi altrove che sulla rete.
Tra esse ci permettiamo di segnalare Sobibor, 14 octobre... (Continua)

Uccidete il documentario. Una riflessione sul film(?) di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani

14/01/2007 | postato da: federicof | Commenti 5



Ricordate l'uscita del documentario "Uccidete la democrazia", sui presunti brogli elettorali nella notte tra il 9 e il 10 aprile, lo scandalo delle schede nulle, il sequestro del documentario, le polemiche, le minacce di ricorso e il riconteggio? Tranquilli, era due mesi fa, nel lontano 2006: prima della strage di Erba e prima degli appassionanti Stati Generali della sinistra italiana nella reggia di Caserta.
Non c'è neanche più bisogno di cambiare tutto perchè tutto rimanga com è, basta aspettare qualche settimana e due turni di campionato.
Dei sospetti di quella notte oggi, oltre allo sconfortante trionfo dello status quo su qualsiasi tentativo di rinnovamento, è rimasto solo ciò di cui avremmo fatto volentieri a meno: il pessimo, davvero pessimo, documentario di Deaglio e Cremagnani. Come dice Paolo Mereghetti a proposito del film "Tutti dentro" di Alberto Sordi, "E' qualcosa di più di un cattivo film. E'una cattiva azione". Per dilettantismo e presunzione gli autori del film hanno trasformato in sproloquio una reale occasione di indagine, facendo peraltro passare l'indignazione civile per farneticazione e complottismo.

Con l'accordo dell'autore vi allego l'
intervento che Filippo Bologna ha lasciato sul suo bianciardiano blog "Aprire il fuoco" (http://aprireilfuoco.wordpress.com) e di cui non cambierei, e non sarei in grado di cambiare, una sola parola.

Contano i documentari o i documenti?

Non passa giorno in cui il nostro paese rinunci al ridicolo. Ho appena finito di vedere l’incriminato documentario Uccidete la Democrazia di Beppe Cremagnani, Enrico Deaglio per la regia di Ruben H. Oliva.
Non si riesce a capire come un film del genere possa aver creato tanto scompiglio. A parte l’esecrabile provvedimento del sequestro (tutto ciò che contrasta la libertà di espressione è esecrabile), per altro subito ritirato e che ha permesso al documentario di uscire con una nuova massiccia edizione, il documentario è quanto di più sconclusionato e sgangherato si possa immaginare. Non è fazioso o ideologico: è proprio dilettantesco. Premetto che nel mio giudizio non c’è nessun preconcetto politico, “Ribadisco tutto il mio schifo per Berlusconi”, diceva Benigni anni fa. E io sottoscrivo.
Ma il film di Deaglio e Cremagnani costuito come un docu-thriller rasenta il farsesco. Porta a spasso lo spettatore per 90 minuti disseminando sospetti (legittimi) di brogli sulle nostre elezioni senza addurre a sostegno della tesi uno straccio di prova. Inframezza la ricostruzione della concitata maratona elettorale con brani di finzione in cui gli attori recitano un canovaccio da fiction di terzordine: “Al mio paese, la gallina che canta per prima è quella che ha fatto l’uovo…”, dice la giornalista per suggerire il fatto che Berlusconi che per primo ha sollevato l’ipotesi brogli sia in realtà il grande burattinaio dell’inghippo elettorale. Forza i nessi causali stabilendo un parallello discutibile tra i presunti brogli in Florida e quelli di Roma. Accampa una ricostruzione della notte elettorale, con l’immancabile abboccamento tra Gola Profonda - che resta scenicamente in ombra - e una rampante giornalista alla ricerca della verità, ricostruzione che ha lo stesso grado di credibilità della parodia che Aldo Giovanni e Giacomo facevano della trasmissione Ultimo minuto. La giornalista mostra convulsamente grafici in cui si vede la diminuizione sensibile delle schede bianche tra le elezioni del 2001 e quelle del 2006. Questo basta agli autori per asserire che le schede bianche sono state convertite in voti buoni per la Cdl. Non viene mai citata una fonte, non viene mai sentita un’alra campana, mai intervistato un “esperto autorevole”, se non il programmatore americano - militante repubblicano - a cui venne commissionato un software di falsificazione elettorale che secondo le rilevazioni del teste causò il pasticcio in Florida. Programmatore pentito che poi ha pensato bene di candidarsi nei democratici cavalcando la campagna per la trasparenza elettorale. La scena madre in cui a Deaglio in un anonimo Motel il programmatore confeziona all’impronta un database con Access (una cosa che si può imparare a fare con le dispense in edicola) in grado di manipolare le schede elettorali è degna di una scena di Vogliamo i colonnelli. Film per altro citato nel documentario. Alla fine, visto che non poteva passare inosservata l’obiezione: “Ma allora se hanno messo in piedi tutto questo macchinario perché ha perso Berlusconi?”, gli autori tirano fuori il coniglio dal cilindro. E’ stato Pisanu, che nella notte dei lunghi coltelli, dopo una tesissima riunione a Palazzo Grazioli ha capito che Berlusconi era un gatto che si agitava ma un gatto morto (a braccio ma testuale). La lezione, ci dicono gli autori, è: mai sottovalutare l’antropologia democristiana. E mai sottovalutare il pressapochismo dei giornalisti.
Io dico a Deaglio di guardarsi qualche puntata di Report e poi riprovare a costruire un documentario serio. Difendo la trasparenza, il dovere di sapere e il diritto di ottenere risposte ma condanno la demagogia di operazioni come queste. Se brogli ci sono stati, ed è un fatto gravissimo, Deaglio porti le prove ai giudici.

P.S. Postilla dell’ultima ora: apprendo che la Giunta per le Elezioni ha deciso di riconteggiare 700.000 schede dichiarate nulle o bianche nelle passate elezioni. Speriamo solo si faccia finalmente chiarezza su questo ennesimo pasticciaccio brutto all’italiana. Se il documentario di Deaglio ha contribuito a smuovere questa penosa situazione gliene rendo merito. Ciò non toglie che lo considero un esempio di documentario davvero scadente.

Filippo Bologna
http://aprireilfuoco.wordpress.com/2006/12/06/non-contano-i-documenti-ma-i-documentari/#more-96
(6 dicembre 2007)

Sito ufficiale di "Uccidete la democrazia":
http://www.uccidetelademocrazia.com/

Guida al download responsabile #2: "Hoop Dreams" di Steve James, Frederick Marx e Peter Gilbert (1994)

10/01/2007 | postato da: federicof | Commenti 3

Il secondo capitolo della nostra giovane “guida al download responsabile” (ovvero: se non potete permettervelo, se non è disponibile in Italia, scaricatevelo da eMule ché ne vale la pena) è dedicato a Hoop Dreams, stre... (Continua)

Guida al download responsabile #1: "We Feed the World" di Erwin Wagenhofer (2006)

02/01/2007 | postato da: federicof | Commenti 5

Questa è la prima di una serie di schede dedicate a documentari di scarsa reperibilità ma dal contenuto e dal valore imprescindibile. Documentari insomma che non è facile vedere in giro ma che può valere la pena di ammirare anche a costo di un piccolo atto discutibile (per alcuni) come il download gratuito sulla rete. In molti casi, laddove è disponibile una versione dvd, una proiezione imminente o un passaggio tv, verranno indicate le vie legali per accedere al film. Non vogliamo certo negare il diritto alla retribuzione dell'artista, anche perché vi segnaleremo soprattutto autori e case di produzione indipendenti. Ma personalmente difendiamo anche il diritto, soprattutto per le tasche "deboli" e ancor di più nel caso di film inaccessibili altrimenti, al download gratuito e responsabile.

Esaurita la doverosa premessa veniamo al primo film della serie, l’eccellente We Feed the World, scritto, girato e montato- in maniera peraltro formalmente splendida- da Erwin Wagenhofer, ennesimo esempio di grande documentarista austriaco emerso negli ultimi anni, insieme a Michael Glawogger (Workingman’s Death) e Hubert Sauper (Darwin’s Nightmare).

Si tratta di un tentativo di rispondere per immagini ad alcuni degli interrogativi più pressanti legati alla globalizzazione alimentare ed alla sua sostenibilità: Come arriva sulle nostre tavole il cibo che mangiamo? Quale è il prezzo ecologico da pagare per una simile produzione a grande scala? E’vero che sono i paesi del terzo mondo a pagare il prezzo del nostro consumo? L’agricoltura e la pesca tradizionale sono attività in via di estinzione? Attraverso cinque episodi, girati in cinque diverse parti del mondo, il film mette lo spettatore di fronte ad alcuni emblematici paradossi.

1. In Austria, il pane che alla fine di ogni giorno viene buttato a Vienne sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno della seconda città del paese, Graz.

2. In Bretagna, i pescatori hanno dovuto abbandonare i loro metodi tradizionali e adattarsi alle quote e alle normative imposte dalla UE che di fatto hanno aperto le porte ad una pesca su scala industriale e di bassa qualità .

3. In Spagna meridionale il territorio è soggetto a siccità ed il paesaggio somiglia ormai ad una distesa di lamiere, a causa della coltivazione estensiva di pomodori che ha raggiunto dimensioni irresponsabili.

4. In Brasile i gusti alimentari dei paesi ricchi hanno imposto la coltivazione del mais anche in Amazzonia, col conseguente disboscamento dell’ultima area verde del pianeta.

5. In Romania il passaggio a un’agricoltura moderna sta devastando il tessuto rurale tradizionale.

Fino all’inquietante e magistrale conclusione con l’intervista a Peter Brabeck, presidente della Nestlé, il quale sostiene, nella calma e nel lusso del suo ufficio di Ginevra, la necessità di considerare l’acqua un bene come tutti gli altri, sottoponendolo ad una logica di offerta e domanda commerciale. E sempre questi, mentre passeggia nei corridoi della Nestlè mostrando compiaciuto alcuni modellini che raccontano la storia dell’azienda, si lascia scappare bonario ed ecumenico: "Ma guardiamoci intorno: io dico che non siamo mai stati bene come adesso". Sipario. Io ho visto We Feed the World al Festival di Salonicco del 2006 con sottotitoli elettronici in ingese. So che è circolato per festival e rassegne speciali anche in Italia come il Festival Cinemambiente di Torino. Per chi parla tedesco il film è disponibile in dvd (provate ad esempio su amazon.de) ma non mi risulta che esista in circolazione in versione italiana o inglese, visto che anche il sito ufficiale non ne parla. Di necessità…download. Lo sforzo di capire la lingua originale vi riscatterà dalla piccola infrazione.

WE FEED THE WORLD. Austria, 2005, 35mm, col., 96’. Regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio: Erwin Wagenhofer. Suono: Helmut Junker. Produzione: Allegro Film .

Sito ufficiale: http://www.we-feed-the-world.at/en

 

 

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